L'unico in Italia che può ironizzare sulla Bibbia senza incorrere in scomuniche. Sarà per via del suo nome? In realtà non si chiama davvero Giobbe, ma Gianmaria Covatta, ed è nato a Taranto nel 1956. A 3 anni la famiglia si sposta a Napoli: l'accento e l'umorismo partenopeo giocheranno un ruolo fondamentale nelle sua formazione. I primi palchi sono quelli dei villaggi turistici, dove lavora come animatore, poi debutta al Derby di Milano nel 1983, finché nel 1987 fa la sua comparsa in tv su Odeon con il programma "Una notte all'Odeon". L'anno dopo arriva a Rai2 con "Tiramisù", "Fate il vostro ...
Foto Giobbe Covatta
Biografia completa
L'unico in Italia che può ironizzare sulla Bibbia senza incorrere in scomuniche.
Sarà per via del suo nome? In realtà non si chiama davvero Giobbe, ma Gianmaria Covatta, ed è nato a Taranto nel 1956. A 3 anni la famiglia si sposta a Napoli: l'accento e l'umorismo partenopeo giocheranno un ruolo fondamentale nelle sua formazione. I primi palchi sono quelli dei villaggi turistici, dove lavora come animatore, poi debutta al Derby di Milano nel 1983, finché nel 1987 fa la sua comparsa in tv su Odeon con il programma "Una notte all'Odeon". L'anno dopo arriva a Rai2 con "Tiramisù", "Fate il vostro gioco" e "Chi c'è c'è".
Il suo sense of humour leggero fa breccia nel pubblico, tanto che dal 1990 diventa ospite regolare del "Maurizio Costanzo Show". Nel 1991 porta al teatro Ciak di Milano "Paraboleiperboli", che lo impone come uno dei più interessanti e originali nuovi comici italiani: l'accento, la parlata strascicata e genuina e gli aforismi fulminanti diventano in breve un marchio di fabbrica. Lo testimonia anche il libro "Parola di Giobbe", una rivisitazione comica della Bibbia che arriva a vendere oltre 1 milione di copie. Nel 1993 debutta al cinema con una parte in "Pacco, doppio pacco e contropaccotto" di Nanni Loy.
Giobbe è anche molto sensibile ai temi dell'infanzia, dell'Africa (che visita spesso), della salvaguardia della natura: nel 1992 mette in scena "Aria condizionata", uno spettacolo (in collaborazione con Greenpeace) sulla difesa delle balene. Dal 1994 è testimonial dell'AMREF (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca); verrà poi incaricato alle iniziative di cooperazione internazionale dal sindaco di Roma Walter Veltroni.
Covatta non è uno di quei comici che puntano tutto sulla tv. Nella seconda metà degli anni Novanta si impegna soprattutto su tre fronti: cinema, teatro ed editoria. Lo vediamo nei film "Camere da letto" (di Simona Izzo, 1997) e "Muzungu – Uomo bianco", nel quale è protagonista e co-sceneggiatore con il regista Massimo Martelli; "Sono stato negro pure io" è del 2003 (di Giulio Manfredonia), mentre due anni dopo presenta al Festival di Venezia il film-documentario "Bimbi neri, notti bianche" (regia di Manfredonia, prodotto da AMREF).
A teatro va in scena con "Primate assoluto" (1995), "Io e lui" (1996, con Vincenzo Salemme e Francesco Paolantoni) e "Art". Ottengono un grandissimo successo "Dio li fa e poi li accoppa" (1999) e il sequel "Dio li fa…Terzo millennio" (2000), due sgangherate trattative sulle sorti dell'umanità fra il perdigiorno Rosario Sanza e Dio. Poi "Corsi e ricorsi, ma non arrivai" (2003), "Melanina e Varechina" (2004), "Seven" (2007) e "30", in scena nel 2010, sulla "Dichiarazione universale dei diritti umani".
Giobbe, inoltre, è un autore fortunatissimo. A distanza di anni dall'uscita i suoi libri vendono ancora: "Pancreas - Trapianto del libro Cuore" (1993), "Sesso? Fai da te!" (1996), "L'incontinente bianco" (2002), "Corsi e ricorsi, ma non arrivai" (2005). E in tv non si sovraespone, comparendo in vari programmi come "L'ottavo nano", "Mai dire domenica", "Quelli che il calcio", "Velisti per caso", "Zelig", la sit-com "Medici miei" e "Vela spiego io" su Sailing Channel, dove insegna ad andare in barca agli inesperti (Covatta è un appassionato velista).
Una battuta
"Caro Gesù Bambino, ti ringrazio per aver esaudito i miei desideri dell'anno scorso. Ti avevo chiesto di eliminare la fame nel mondo, ed infatti quelli che avevano fame sono quasi tutti morti" (dallo spettacolo "Paraboleiperboli").